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Martedì grasso, anzi unto

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Martedì grasso del 2022, martedì unto, martedì maledettamente sporco. Non è uno scherzo di carnevale e non fa ridere neanche un po’. È la guerra signori e signore, influencer e vip, è la guerra. Che non sia uno scherzo ce ne accorgiamo dalle immagini strazianti dei bambini ripresi dai fotoreporter perché la guerra non ha diritto di privacy, neanche per i minori, anzi va urlata nel suo strazio per smuovere le coscienze. Ci riesce la stampa, ci riesce il battage social, ci riescono i giornalisti ma le coscienze smosse non sono quelle che hanno potere decisionale, siamo noi uomini e donne con i nostri figli, attoniti e in silenzio davanti all’ennesima follia che genera mostri.

Così ci sveglia questo martedì maledettamente unto del grasso delle armi, delle tavole apparecchiate per presunte trattative di pace che si dilungano a dispetto dei martiri, unto della puzza di cadaveri russi o ucraini senza alcuna differenza, dei palazzi divelti di città dilaniate. Lo scherzo a guardare bene c’è. Il mondo esce da una pandemia dove i mezzi militari e i campi di addestramento sono stati usati per soccorrere e trasportare cadaveri, e mentre la società civile contava i morti certi burloni chiusi nelle loro dacie con tanto di stanze con terapia intensiva privata, progettavano la sorpresa, il carro allegorico, il cavallo di Troia.

Dovevamo uscire migliori dalla pandemia, sembravamo pronti a questa “maledetta primavera”, eravamo pronti ad abbracciarci di nuovo, a baciarci senza sosta, a viaggiare in lungo e in largo, a visitare l’Ucraina. Invece no, liberati i campi militari dalle unità di crisi, sepolte le bare trasportate dai carri verdi, noi l’Ucraina non l’abbiamo visitata ma l’abbiamo violentata. Siamo penetrati dentro con l’arroganza vile dello stupratore, l’abbiamo offesa con ignoranza crassa, l’abbiamo profanata con volgarità e disprezzo. Eccolo il nostro carnevale, ecco le maschere che offriamo oggi: Putin, Biden e compagnia cantando. Mentre i coriandoli diventano bombe e gli occhi della gente costretta a questo lacrimano di dolore e vergogna.

di Paola Picilli

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